A.N.I.M.A. non esprime giudizi o opinioni sulle decisioni che portano all’allontanamento dei minori dalle loro famiglie.
Questa responsabilità appartiene alle istituzioni ed è giusto che siano loro a farsene carico.
Tuttavia, ciò che riteniamo importante chiarire è come A.N.I.M.A. considera ogni allontanamento di un minore dalla propria famiglia.
Per spiegarlo utilizziamo una metafora che, più di molti discorsi, aiuta a comprenderne la portata.
Allontanare un bambino dalla propria famiglia, per ANIMA,
è come sradicare un albero.
Significa estrarlo dal terreno in cui è cresciuto e spostarlo altrove, recidendone le radici, nella speranza che riesca ad attecchire di nuovo.
Si tratta pertanto di un intervento
estremamente rischioso per la crescita di un minore,
proprio perché radicale.
L’esperienza di chi coltiva gli alberi aiuta a comprendere meglio questo punto.
Quando un albero mostra segni di sofferenza, un bravo contadino non pensa di sradicarlo.
Se il problema è alla radice, scava intorno, rimuove le parti malate e bonifica il terreno, cercando di salvare l’albero lì dove è cresciuto.
E anche quando il trapianto diventa inevitabile,
il contadino fa di tutto per salvare il maggior numero possibile di radici.
Sa che proprio da quelle radici dipenderà la possibilità dell’albero di vivere nel nuovo terreno.
A nessun contadino verrebbe in mente di trapiantare un albero
tranciandone deliberatamente le radici.
Nella vita dei bambini, le radici sono le relazioni:
genitori, fratelli, nonni, parenti, legami affettivi.
Il terreno è l’ambiente in cui vivono.
Solo quando lasciare l'albero dove si trova diventa impossibile si prende in considerazione lo sradicamento. Ma anche quando questo accade, non bisogna dimenticare che un albero trapiantato porta sempre con sé la memoria dello sradicamento.
Per questo A.N.I.M.A. rivolge la propria attenzione ai minori che vivono questa esperienza.
Sa che quel trapianto, qualunque sia stato il motivo che lo ha determinato, provoca una sofferenza così radicale da richiedere un progetto di tutela all'altezza delle conseguenze che produce.
Ciò significa, prima di tutto, riconoscere una responsabilità degli adulti chiamati a prendersi cura di quei bambini: comprendere che quello sradicamento, anche quando è inevitabile, non è un atto neutro, ma priva il minore di importanti fonti di calma.
Per A.N.I.M.A. un progetto di tutela non può dirsi completo se si limita a stabilire dove e con chi un bambino vivrà. Deve anche prevedere come ricostruire le fonti di calma che l'allontanamento ha inevitabilmente compromesso o sottratto.
Senza il ripristino di una soglia minima di calma,
ogni folata di vento diventa un pericolo
e nessun albero può portare frutto.
© A.N.I.M.A. odv — Illustrazioni di Antonella Orsi